Dopo aver delineato in questo articolo le caratteristiche principali della figura dell’impact producer nel settore del documentario, approfondiamo la questione grazie a una chiacchierata con l’impact producer Paolo Pallavidino, uno dei primi professionisti italiani a sperimentare questo nuovo approccio alla progettualità del documentario.

Paolo Pallavidino, graduate Eurdoc nel 2007, è il fondatore della casa di produzione EiE Film di Torino. Ha prodotto 8 documentari internazionali venduti in 23 paesi e presentati a festival come Berlinale e Hot Docs. È nel board di European Documentary Network (EDN) ed è esperto dei fondi Media/Creative Europe.

Solo di recente è nato il termine Impact Producer e si è cercato di codificarne le funzioni e il ruolo nel mercato della produzione audiovisiva. Si può dire, tuttavia, che tu, come pochi altri “pionieri” del settore, svolgi un’attività da Impact Producer già da molto prima che si desse un nome a questa figura professionale?

Il termine è stato coniato durante uno dei primi workshop del settore promosso da BritDoc nel dicembre 2012. Prende spunto da alcune figure che negli ultimi anni sono apparse nell’ambito produttivo come il Producer of Marketing and Distribution o l’Outreach Producer. Di fatto è un ruolo di “ponte” tra il film finito e l’audience/community di riferimento. Nel 2010, all’uscita del nostro documentario “Vivere senza soldi“, mi sono cimentato in questo ruolo gestendo una campagna crowd-funding (tra i primi in Italia in quel momento), la vendita diretta dei DVD con donazione libera, l’organizzazione di più di 400 proiezioni in giro per il mondo, un sito di crowd-sourcing e la pagina FB.

Vedi una relazione tra il cambiamento del mercato del documentario e lo sviluppo di questa figura?

Assolutamente sì. Se oltre a produrre un film vuoi anche farlo vedere questa figura diventa fondamentale. Inevitabilmente si stanno consolidando nuove forme di revenues ancora in fase di sperimentazione ma con case studies interessanti.

 

Quali credi che siano gli aspetti più interessanti di questo nuovo profilo professionale? Credi che il mercato italiano sia pronto ad accogliere il potenziale di questa nuova figura?

L’aspetto più interessante è il contatto diretto e il coinvolgimento della community di riferimento.

Anche il mercato italiano si adatterà. Quello che sarà importante è non improvvissarsi da un giorno all’altro pensando di fare il botto. Dall’estero dobbiamo imparare la capacità di formarci e specializzarci per bene. Poi naturalmente il Learning by Doing fa parte del gioco.

 

Puoi dirci quali sono alcuni dei progetti che intendi seguire nel prossimo futuro in qualità di Impact Producer?

Al momento sto vagliando una serie di proposte. La “risonanza” con il tema, la conoscenza delle community di riferimento e la sintonia con le persone che ci lavorano fanno la differenza. Si va da un doc sulla nudità e la vergogna ad un altro sui movimenti politici dal basso  ad uno sulla gift economy.

 

Come impact producer in genere partecipi in equity sui risultati, come un consulente con un compenso prestabilito o adottando una soluzione mista? Oppure dipende da progetto a progetto?

Dipende dal progetto, naturalmente. In generale opto sempre per la soluzione mista,

un tot fisso a copertura del lavoro iniziale ed eventuali spese e poi una percentuale.

E’ possibile contattare Paolo Pallavidino alla mail  paolo@eiefilm.com 

di Stefano Mutolo